Freedom is not found in doing what one wants, but in doing good. It is freedom from evil, to do good.

Igino Giordani

Thoughts

Print

Il nostro Giordani

Written by Guglielmo Boselli on 20 December 2010.

12_boselliQuella di Igino Giordani è una personalità complessa e dall'impegno vasto e multiforme. Tutti lo conosciamo come uno dei più illustri scrittori italiani e figura fra le più rilevanti del moderno pensiero cristiano a livello internazionale, apologista, patrologo di grande valore, agiografo, ecumenista, saggista di forte personalità. Egli è stato, accanto a Sturzo, uno degli iniziatori di quell'impegno dei cattolici nel politico che diede vita al Partito Popolare, subito dopo la prima guerra mondiale. Era un'esperienza nuova per i cattolici italiani dopo il tempo del 'non expedit'; ed egli vi si immerse con grande coraggio e con la chiarezza del "sì sì, no no" evangelico.

Di fronte a questa ampiezza e ricchezza d'interessi viene spontanea una domanda: quali ne sono state le radici profonde? Che cosa lo ha spinto a immettere nelle realtà sociali, politiche, culturali, di famiglia, quell'afflato spirituale e universale, che lo rendeva autentico e che traspariva dai suoi atti, e nei rapporti aperti e schietti con amici e avversari?

 

Lo spiega lui stesso nel libro La divina avventura, e la sua spiegazione ci solleva di colpo al livello in cui egli si muoveva: «Il fratello ci è dato per questo: per permetterci di amare in lui Dio; di assolvere la funzione per la quale fummo chiamati alla vita: a realizzare il piano di Dio che è espandere l'amore, che equivale all'espansione del regno di Dio: Dio che si espande nell'umanità… Ed ecco la socialità, che non è né contratto né istituto, ma espansione della natura umana creata da Dio e redenta dal Verbo; integrazione dell'individuo, a cui permette di vivere la piena vita, che sta nell’amore. Non sorge quindi conflitto fra i due termini, uomo e società: dall'uno all'altro è una espansione; dall'uomo si va a Dio per tramite del fratello: e la società è un veicolo di divinità».

Questa sua capacità di intendere e vivere la dimensione divina che è nelle cose e nei rapporti, gli veniva da una fede forte e da una umiltà vera: l'umiltà dei 'piccoli' di cui parla il Vangelo e nella quale seppe crescere durante tutta la sua vita: il corredo culturale non lo inorgoglì, ma rese la sua capacità di ascolto più ricca, facendogli ancor più cogliere i valori spirituali ovunque fossero genuini.

in: Citta Nuova 9/1980, pp.8-10