| L'impronta trinitaria nella società umana |
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E’ il matrimonio naturale che genera vergini e sacerdoti e dilata coi figli il Corpo mistico. I padri e le madri raggiungono in tale risultato la dignità maggiore; partecipano all’economia divina. La famiglia che dà una vergine (Maria) o un sacerdote (Gesù) – o entrambi – è, a doppio titolo, una Chiesa, inserita nel circuito della Trinità: assolve una funzione redentrice. A sua volta la vergine diviene madre spirituale del laicato, a cominciare dai genitori; e il sacerdote ne diviene padre spirituale. E’ un ricambio umano-divino, in unità: l’unità dell’Uomo-Dio, di cui incarnano il volere. In siffatta luce si vede come intimamente la convitalità nell’unico organismo teandrico – il Corpo mistico di Cristo – metta i laici in relazione solidale di collaborazione col sacerdozio e la verginità: membra del Corpo mistico, anche i laici partecipano alla vita di Cristo – ed è una vita verginale, di assoluta purezza, perché vita della Chiesa, che è vergine e madre come Maria – e, fatti partecipi delle attività di Cristo, compiono mansioni che si manifestano anzitutto come sacerdozio. I laici perciò verginizzano lo spirito e tributano a Dio un sacrificio salutare, già offrendo, come proprio, il sacrificio dell’altare e aggiungendo ad esso il sacrificio di se stessi, ostie viventi. I.Giordani, Laicato e sacerdozio, Città Nuova, Roma 1964, pp.185-188.
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Nella società redenta ricorrono tre gradi, o tre stati: - sacerdozio, verginità, matrimonio – distinti e uniti, convogliati a farsi l’unico Cristo. La relazione armonica tra i tre stati perciò risulta insostituibile. E’ facile scorgere il beneficio vitale che sacerdozio e verginità apportano alla convivenza naturale. Ma anche il matrimonio contribuisce ad accrescere la vita ecclesiale, col sacerdozio regale, con la castità coniugale, con la creazione di nuove membra alla Chiesa.