Siamo nella Chiesa non pesi morti, ma produttori di santità, cioè di sanità per tutto l'organismo: dobbiamo collaborare con Cristo - il Capo - per la crescita delle membra, per la eliminazione delle tossine.

I. Giordani (La società cristiana, 1949)

Pensiero di Igino Giordani

Giordani scrive

proponiamo in questa sezione alcuni passi tratti dagli scritti di Igino Giordani

Pace in terra...

Le parole di Igino Giordani, da un articolo del dicembre 1958, ci indicano la via...

nataleAnche quest'anno il Natale accende i lumi di pace e di perdono agli orli d'una terra, su cui seguita a incombere il pericolo d'una guerra.

La Chiesa non si stanca di ripetere l'annunzio di vita, che da Betlemme dilatò la novella della pace agli uomini di buona volontà; e ancora ci invita a meditare sul significato vitale di quella nascita.

Nel Natale il Creatore stesso celebra la germinazione della Vita. Il Natale è la negazione della morte: la vittoria sulla morte. Inizia difatti una vicenda che culmina nella resurrezione, e cioè nella morte della Morte.

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Il bene di ciascuno è condizione per il bene di tutti

Da un dattiloscritto inedito della fine degli anni quaranta, dal titolo "Libertà", alcune riflessioni quanto mai attuali su economia e libertà.

La libertà spirituale diviene intera e sicura quando è protetta dalla libertà economica, politica, sociale.

Anche economica. La Chiesa vuole l'uomo libero anche dall'indigenza perché sia libero dalle tentazioni dell'indigenza e dalla disperazione che essa produce. La miseria corrode le anime, scompagina le famiglie, attenta alle virtù e alla fede; la miseria è un frutto del peccato di avarizia, d'egoismo e di rapina; quindi i cattolici proclamano una equa distribuzione e una ragionevole redistribuzione dei beni terreni al fine di mettere anche i poveri nella condizione di sentirsi, come sono, fratelli un una stessa famiglia, figli d'uno stesso Padre, e quindi in condizione di svolgere la propria personalità e raggiungere i fini per cui sono stati creati, divenendo liberi allo stesso titolo di chiunque altro fratello, e fondamentalmente uguali.

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Una collaborazione sempre più intensa

In occasione della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani (18-25 gennaio) riproponiamo una pagina da un dattiloscritto - forse inedito - di Igino Giordani, sul valore «sociale, culturale, politico ed etico» dell’ecumenismo.

Anche fuori dell’ambito religioso, il mondo d’oggi avverte la forza nuova, inattesa e insperata, immessa dall’ecumenismo nell’esistenza contemporanea: sociale, culturale, politica, etica: una forza che urge a dare un’anima alla complessa immane rivoluzione in corso, dalle sue implicazioni tecnologiche alle sue pressioni sociologiche; per infondere una coscienza unitaria e comunitaria alle masse che industria e demografia adunano. Per l’ecumenismo, milioni di creature, prima separate e fra sé ignote, hanno preso a convivere e così a seminare un fermento di collaborazione, di comprensione, d’amore. ecumenismo L’ecumenismo promuove anche l’unità dei popoli, di razze, di religioni…, logorando quella vis divisoria che, attraverso le eresie e gli scismi, aveva consentito alle dinastie di farsi guerra sotto colore di religione e aveva aggiunto al potere politico il potere ecclesiastico, quel cesaro-papismo, generatore di dispotismi. Tali risultati non devono indurci a inerzia di soddisfatti, ma incoraggiarci a una collaborazione sempre più intensa.

Trento, 17/04/1966 - Igino Giordani parla al pubblico in occasione della “Giornata dell’ecumenismo”

Diario, 2 febbraio 1960

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Il Signore mi ha dato di servirlo dal settore laicale, e cioè dal basso: dalla terra humi, nell’umiltà; sì che il mio lavoro sia un servizio prestato, in ginocchio, alla Chiesa, come di ministro nel servire all’altare. E rientra nella mia vocazione mariana, che mi vuole figura umile – l’ultimo –, ma reale, dell’ancilla Domini. Colei che, senza esser sacerdote, nello stato laicale, dal basso preparò e servì il Sacerdote.

Non so se, come laico, mi potesse essere accordata una mansione più grande

Diario, 21 agosto 1954

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igscriveSuccede che l’apostolo stesso, dopo aver per anni servito i fratelli, patisca crisi di sfiducia e non creda più negli uomini. Forse non è che la lezione di Dio la quale gl’insegna che Dio solo è fido. Dagli osanna al crucifige la strada è breve. Resta sul collasso delle cose e delle coscienze solo Lui: Cristo Crocifisso.

Essere immolato; chiuso; morto al mondo. Pur laico, essere nell’anima religioso: consacrato; offerto al Signore, come incudine; praticando i consigli evangelici quanto consentito. Se la povertà, se l’obbedienza, se la castità provocheranno ire di Satana e degli uomini, con umiliazione d’incomprensioni, dire, con gioia, crocifisso in croce col Crocifisso: Bonum mihi, quia umiliasti me; come diceva il Salmista. Non spendere l’unica vita ad adunar quattrini o potenza o altra vanità: spenderla come luce che brucia all’altare di Cristo.

Ogni fatto e ogni parola sia amore; anche la respirazione, anche il lavoro, insieme con ogni rapporto umano, sia amore. Il dolore consumandosi produca amore, anche se con Lui, Amore crocifisso, debba gridare: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Diario, 12 ottobre 1964

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Impressionante ora è il sentire libertà dal mondo, dall’uomo. Ora si ama l’uomo, ma in Dio, da Dio: e cioè, l’uomo – devo amarlo – non per me, per il mio bene, ma per il suo bene in Dio, per Iddio. Non si ama Dio se non si ama l’uomo: l’uomo, il quale è sacramento di Dio a noi. Senza il fratello Dio non arriva a me, normalmente. Ma chi mi toglie la libertà di amare l’uomo? Nessuno. Senonché tale libertà importa anche l’esser libero dall’uomo: servirlo sì, asservirglisi no. Solo Dio è necessario.

Il santo moderno spesso non è legato più al convento: non si chiude, ma esce, circola per il mondo, ha contatto con gli uomini. Pure, se li ama in Dio, se in tutto fa la volontà di Dio, se l’amore purifica d’attimo in attimo la sua anima, egli si verginizza.

La consacrazione, per il laico coniugato, è altra. È legato a Dio: è strumento di Dio; vive Dio. E religiosamente è vincolato da un legame che sostituisce ed eguaglia la clausura: e cioè l’amore. Per esso è, anche in tram, in officina, al caffè, agganciato a Dio: per l’amore, è sempre nell’orbita del sacro.

Diario, 26 agosto 1964

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Ho fatto tanti discorsi… Ma non occorrevano, mi pare. In fine, si tratta d’una tecnica semplice. Sali a Dio di quanto scendi tra gli uomini: i gradini sono la mortificazione, la penitenza, l’obbedienza, l’umiltà, l’annientamento di te.

Anche un coniugato, carico d’anni e di colpe, può, convertendosi, verginizzare lo spirito: e lo fa con la fiamma ossidrica dell’amore: dunque unendosi allo Spirito Santo, Spirito d’amore.

L’anima allora! Unita, come a suo sposo, a Dio – allo Spirito di Dio – può dare Cristo alla società, generando la Chiesa, Cristo mistico.

L'uomo pacifico non ignora la paura

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In primavera uscirà per Città Nuova edizioni la ristampa de «Il fratello», scritto da Giordani nel 1954. Ne riproponiamo qui alcuni passaggi di straordinaria attualità.

IG1956Se Dio è amore e l’amore è Dio, ecco che Dio è a portata nostra. È in noi e per noi. Non occorre quindi cercare falsi dèi, né surrogati della carità. La quale è la forza onnipotente, – è la vita di Dio, – messa a nostra disposizione; ed ha capacità di rompere ogni scorza. Avendo tale potenza a nostra disposizione, è sciocco affidarsi a strumenti umani: ad aver fede, più che in Dio, nel denaro o nella politica o nella scienza o nella materia. Queste possono, devono essere, materie prime della carità, la quale è un fuoco che s’alimenta di tutto ciò che esiste (tutto ciò che esiste, derivando da Dio, partecipa della sua natura che è carità), e si estingue solo per tutto ciò che partecipa del non-essere: il male.

Ora, politica, denaro, arte, materia, carne, perver­tendosi, possono trasformarsi in materie prime del ma­le: ostruire la vita e annullarla. Solo nell’amore hanno ragione d’essere: se hanno vita fuori dell’amore, diven­tano agenti di morte: la politica serve a dividere, il denaro serve a opporre, l’arte a corrompere, la materia a oscurare lo spirito, la carne a soffocare l’anima... "Ama e fa’ quel che vuoi" - dice sant’Agostino -: se ami come Gesù comanda, puoi trattare anche gli esplo­sivi, anche il denaro, anche le energie termo-nucleari, i veleni e i batteri in gabinetto, e trarre, da quegli ele­menti, la vita, la gioia e la salute. Viceversa, se non ami, se contempli, come solo idolo, te, non vedi i fratelli e neppure Dio.

L’uomo pacifico non ignora la paura; l’uomo della carità non ignora l’odio. Appena esce dalla «cella del proprio sé» incontra l’avversario. È un fratello, ma ridotto a nemico. E spesso riceve tanto male per quanto bene fa: e spesso è istigato, allettato, spinto a far il male; e forse per dieci, sedici ore non fa che vivere dentro stimoli di gelosia e d’ambizione e dentro allet­tamenti di corruzione e vizio. Sì che il suo è tutto un combattere contro la guerra e contro l’odio: ma com­battere è un vivere da segno di contraddizione.

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Risorge Cristo

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Risorge Cristo nei rapporti umani quando si immette amore in essi: quando essi sono carità, cioè servizio: quasi una liturgia verso i fratelli, nel corpo della Chiesa viva, che lungo il giorno si distribuisce e muove nelle piazze e nei laboratori, nelle campagne, e negli uffici. E questo è compito davvero teandrico (e cioè divino e umano) di quei cittadini che, neppure in politica, cessano d'essere cristiani: e soprattutto di quelli che vedono nel fratello Cristo e amano nel popolo il corpo di Cristo.

I. Giordani, La Divina Avventura, 7a ed. Città Nuova, 1982, p.145.

Matrimonio e Eucaristia

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Quando Mamma Margherita disse al neo-vescovo di Mantova, Giuseppe Sarto, suo figlio: “Tu non avresti quell’anello (episcopale) se io non avessi avuto questo anello (nuziale)”, mostrò l’associazione del matrimonio col sacerdozio, fatto principalmente per la celebrazione della S. Messa (Eucaristia).10_nozze

Il matrimonio è un sacramento, i cui ministri sono i coniugi stessi: è dunque un veicolo della grazia, un segno della comunicazione della vita di Dio alle creature.

Specialmente è l’immagine della unione nuziale di Cristo con la Chiesa e Cristo fanno un corpo, così moglie e marito fanno una carne. Ma non solo immagine e simbolo; è anche partecipazione alle nozze di Cristo con la Chiesa, continuazione e diramazione di esse.

I.Giordani, Matrimonio e Eucaristia, Città Nuova n.14/1959