con marco e silvanaA 91 anni ci ha lasciati il primo focolarino. Una vita lunga, movimentata e per tanti versi straordinaria, la sua. Da quando, operaio, conobbe la fondatrice dei Focolari, Chiara Lubich, e nonostante le bombe della seconda guerra mondiale, per lui cominciò una grande, divina, avventura.

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Igino Giordani, che condivise con lui per molti anni l’avventura dell’unità, così scrive di lui. 

Come la grande storia della cristianità s’inizia con l’assenso di Maria all’Arcangelo, così la piccola storia dell’Opera di Maria (n.d.r. Movimento dei Focolari) s’inizia dalla risposta di queste giovinette all’invito divino. Umile sorgiva della carità, la quale poi, per sua natura, sorpassa ogni limite, e non si arresta a luogo, a classe, a sesso, a lingua… 
Perciò essa investì anche giovani dell’altro sesso e persone lontane. 
E anche questa è una storia bella, dove si vede che chi fa tutto è Dio e gli uomini non devono far altro che lasciar fare Lui. 
Successe così: 

Verso la fine del 1945, a un raduno alla sala Massaia, a Trento, dove parlava la Lubich sul tema dell’Amore di Dio, e della totalitarietà di donazione, era presente un gruppo di giovani che subito dopo si misero a discutere sul tema, con tale concitazione da farsi mettere alla porta dal Direttore spirituale. Uno di loro però, che era rimasto realmente colpito dalle parole udite, non avendo partecipato al diverbio, rimase. 
Si chiamava Marco Tecilla, di anni 19, elettricista. Il Cappuccino gli si avvicinò e gli chiese se voleva recarsi a fare delle riparazioni al focolare, casa della carità. E Tecilla andò in focolare e, avuti degli apparecchi, li riparò: e poi fece anche dei piccoli impianti nelle stanze. Mentre lavorava tese l’orecchio al discorso delle ragazze, le quali parlavano di Gesù, di Maria, dei santi come se li avessero in casa: e ne fu colpito. Una sera, dopo un lavoro più lungo, fu invitato da Chiara a riposarsi un momento: fattolo sedere, ella prese a parlargli del modo superficiale – da maschera – onde tanti vivevano il cristianesimo, quando invece Gesù vuole una vita reale, interiore ed esteriore, anche degli operai, Lui che era stato operaio. 

Marco si iscrisse anche lui al Terz’Ordine e poi risolse di iniziare una vita come loro. Proprio allora un altro giovine, incontratosi con Marco, bramò di associarsi a lui in quella vita. Decisero di vivere come le pope e si cercarono un alloggio per vivere insieme. Trovare un alloggio non era facile alla fine della guerra, quando era più facile trovare rovine. I due affittarono un pollaio e Marco vi installò un primordiale impianto elettrico. Sorse così il primo Focolare maschile: ad esso approdarono i primi giovani bramosi di conoscere la novità. Ricordo di essere stato invitato a pranzo, una volta, nel 1948, in quel pollaio, che a me pareva un garage: povero, nudo; dava l’impressione della grotta di Betlem o della casetta di Nazareth, scavata - come dicono gli archeologi - nella collina. Ci faceva freddo, ma c’era la carità che li infiammava; mancavano di mobili e di utensili elementari, ma c’era la sovrabbondanza dello zelo apostolico, che dava loro la coscienza di una ricchezza esuberante.

Igino Giordani

tratto da Storia del Movimento dei Focolari, inedito, e Storia di Light, pubblicato su Nuova umanità n. 222, p.155.

Nella foto Marco Tecilla è in piedi accanto a Igino Giordani e Silvana Veronesi, una delle prime focolarine.

 

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