Dicono di lui

foco chiara 3Questa rubrica raccoglie una selezione tra le tante voci e testimonianze sulla figura di Igino Giordani.

Prima tra tutte quella di Chiara Lubich, che ci viene restituita attraverso l'intervista del regista Jean-Claude Darrigaud, effettuata il 23 gennaio 1981: il video è disponibile online, grazie al Centro Chiara Lubich.

Il quattordicesimo libro dei Ritratti di santi

01 06Antonio Maria Sicari nei suoi libri presenta delle figure complete, né stilizzate né esangui, ma vive di passione umana e cristiana, di desiderio di soprannaturale, ma anche di fame e sete di giustizia, di amore di Dio e di solidarietà per ogni fratello che, nonostante il volto sfigurato, è colui per il quale Cristo è morto.

I santi di Sicari non sono solo dei racconti biografici accurati oppure delle ricostruzioni di un’epoca o di un pensiero, ma spiegazione del Vangelo, riproposizione dell’annuncio attraverso la testimonianza di discepoli che sul Vangelo di Cristo hanno cercato di conformare la loro vita. I ritratti antichi, medievali, moderni e contemporanei sono, dunque, altrettante tessere dell’unico volto di Cristo, spiegazioni vive del Vangelo che la Chiesa, che è comunione di santi, è chiamata a vivere in ogni tempo (tratto dal catalogo di Jaka Book).

Nel quattordicesimo libro dei Ritratti di santi, Sicari presenta Igino Giordani, come uno di quei santi a cui “Dio chiede di percorrere un cammino che tocchi molti punti nodali della storia umana e cristiana del tempo in cui vivono”.

Dall’album dei ricordi di Bonizza Giordani

Il 18 aprile ricorre l’anniversario della “partenza per il Cielo” di Igino Giordani. Lo ricordiamo con qualche stralcio di un articolo di Gino Lubich, pubblicato su Città Nuova n.9-10 del maggio 1980.

57 1 3 06Il ricordo più lontano, ma chiarissimo, di papà sono le passeggiate. Papà era un grande camminatore, e noi da piccoli facevamo con lui lunghissime passeggiate. Parlo dell’immediato dopoguerra — dice Bonizza —. Abitavamo a via Monte Zebio e si andava per il Lungo Tevere, tutti i giorni. Papà era divertentissimo: camminava sempre con le mani allacciate dietro la schiena e la testa in aria, il viso al vento, col rischio di andare a sbattere... ».
Bonizza era la più piccola dei quattro figli di Igino Giordani, l’unica femminuccia, di salute un po’ fragile, allora.
«Tra me e i miei fratelli Mario, Sergio e Brando c’è un bel po’ di differenza d’età, per cui la mia infanzia è tutta mia, e così il mio rapporto con papà. Speciale. Ero la sua prediletta. Sono vissuta sempre attaccata a papà. Quando i pomeriggi lavorava in casa, nel suo studio, io stavo in ginocchio sulle sue ginocchia e disegnavo; i fratelli intorno scatenavano un chiasso incredibile; nell’altra stanza mamma eseguiva i suoi vocalizzi; lui tranquillo e sereno scriveva e scriveva, un foglietto dopo l’altro, senza mai dirci niente. Tutto sommato il rumore di casa, ritmato dall’eterno solfeggio di mia madre, gli faceva piacere».57 1 3 03
Non solo in casa, Giordani riusciva a lavorare nelle condizioni più assurde. In tram, appena si sedeva, scriveva. Se per strada, o in qualsiasi circostanza, anche a un pranzo ufficiale, gli nasceva un’idea, fissava subito un appunto su un pezzettino di carta, o sul retro d’una cartolina, o sul margine d’un giornale, assolutamente estraneo in quei momenti a tutto ciò che gli accadeva attorno. Poi, su quei frammenti, più o meno fortunosamente reperiti in tutte le tasche, ricostruiva il filo lucido d’un articolo o d’un capitolo di libro. «Eh sì — sorride Bonizza —, quello che per il Vaticano e per la Camera era l’ordinatissimo bibliotecario, per me era un simpaticissimo disordinato».
C’era un segreto fra loro due. Si chiamava Caterina. Era un personaggio immaginario, la fantasorellina di Bonizza, che entrava in campo ogni qualvolta minacciava d’incrinarsi la perfetta intesa fra papà e figlioletta. «Caterina, Caterina! — la invocava Giordani —. Vieni qui che c’è Bonizza che mi fa inquietare!»; oppure, se Bonizza non faceva quello che avrebbe dovuto fare: «Non importa — le diceva —, chiamo Caterina». Bonizza sapeva benissimo che Caterina era fantasia, che si trattava d’un gioco, eppure ne era gelosa, era la sua antagonista, divenne la sua coscienza critica.

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La rivoluzione del per - dono

Abbiamo rivolto qualche domanda a Filippo Pierazzo, uno degli organizzatori dell’interessante manifestazione svoltasi a Stra (VE) lo scorso 7 novembre e di cui abbiamo parlato su questo sito qualche giorno fa. Come già abbiamo detto il principio ispiratore del progetto è il recupero della memoria storica, con lo scopo di promuovere tra le nuove generazioni una cultura di pace.

stra panoramaCome è nato l'evento e da chi è stato promosso?

Filippo: Lo scorso anno, in occasione della ricorrenza dei caduti e del centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, ho notato, in un dibattito via mail, una certa insofferenza nell’organizzare le celebrazioni da parte delle persone vicine alla lista civica che amministra il Comune di Stra – Città Metropolitana di Venezia, dove vivo.

Si lamentava il numero sempre più ridotto dei partecipanti a queste ricorrenze, per motivi anagrafici, i discorsi ormai consunti, il linguaggio che a volte urta la sensibilità di chi si sente pacifista. Ho proposto perciò di affiancare alla ricorrenza la presentazione di una figura come Igino Giordani, medaglia d’argento al valore militare, padre costituente, parlamentare e firmatario della prima proposta di legge per l’obiezione di coscienza.

Mi sembrava una figura che potesse radunare attorno a sé varie sensibilità, collegando la memoria della guerra e la sua sofferenza all’anelito alla pace.

Il Sindaco l’ha trovata una cosa interessante e mi ha invitato ad andare avanti, proponendomi di invitare qualcuno a parlarne l’anno successivo.

 

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Educare alla pace attraverso esperienze di guerra

straVilla Pisani, detta anche la Nazionale, uno dei più celebri esempi di villa veneta della Riviera del Brenta, si affaccia maestosa sul naviglio. La ospita la cittadina di Stra, in provincia di Venezia.

Il 7 novembre scorso, proprio a Stra, nell’ambito del centenario della prima Guerra mondiale, si è svolta un’importante manifestazione che ha coinvolto la popolazione e in particolare i ragazzi delle scuole medie: principio ispiratore del progetto è il recupero della memoria storica con lo scopo di promuovere tra le nuove generazioni una cultura di pace.

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Una settimana con Foco

Nell’estate del 1969 abbiamo avuto la gioia di ospitare per una settimana, nel focolare femminile di Zurigo, alla Rebbergstrasse,  Igino Giordani, detto Foco.

Abbiamo vissuto con lui come con un fratello. Chiara si trovava einsidelncontemporaneamente ad Einsiedeln per lavoro con alcuni primi membri del Movimento. Era previsto che ci fosse anche Foco con loro, ma Chiara decise di non chiamarlo. Cosa per noi incomprensibile. Tuttavia quel periodo vissuto con lui per noi è stata un’esperienza indimenticabile.

Quando lo portavamo in macchina a visitare tipici luoghi della Svizzera per fargli ammirare le bellezze naturali, ci  sembrava di vivere con lui una realtà fuori dall’ordinario. Gioiva per ogni piccola attenzione, ma emanava al contempo tranquillità e serenità tipiche di colui che è unito a Dio e niente distraeva la sua totale fiducia in Chiara.

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Pasquale Foresi e Igino Giordani

È morto il 14 giugno 2015 Pasquale Foresi, considerato da Chiara Lubich confondatore del Movimento dei Focolari. I funerali si svolgeranno giovedì 18 giugno alle ore 15.30 presso il Centro Internazionale del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa, e saranno trasmessi in streaming su live.focolare.org.

Lo ricordiamo nel suo intenso rapporto con Igino Giordani.

chiara chiaretto focoScrivere su Pasquale Foresi (Chiaretto, come è conosciuto dai membri del Movimento dei Focolari) e Igino Giordani (Foco), significa entrare nel cuore di un'esperienza spirituale intensa, che entrambi svolsero al fianco di Chiara Lubich. Con lei, vissero le tappe principali della nascita e dello sviluppo del Movimento dei Focolari. A loro, Chiara affidò compiti decisivi; in loro, lesse alcuni disegni sulla nascente opera, che si realizzarono segnando una novità in campo ecclesiale, sociale, teologico e intellettuale. Per tali ragioni, entrambi furono indicati da Chiara come confondatori del Movimento dei Focolari. Nella loro diversità svolsero un ruolo essenziale per la crescita e la diffusione dell'ideale dell'unità, per l'edificazione di opere, per l'apertura di strade nuove sulle quali il nascente movimento avrà modo di costruire le propria fondamenta.

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Le mani libere

18 aprile 1980: 35 anni fa si “trasferisce” in Cielo il nostro Igino Giordani.

Lo ricordiamo attraverso le parole di due suoi compagni di “viaggio”: Antonio Petrilli, architetto, affermato professionista, tra i primi di Roma che hanno seguito Chiara Lubich foto119in focolare e Mons. Klaus Hemmerle, Vescovo di Aquisgrana, anche lui appassionato seguace della spiritualità dell’unità.

Antonio Petrilli: l’unico amore

Igino Giordani, spiegando come era nato il suo nuovo nome, Foco, citava un "detto" del Signore: «Chi sta vicino a me, sta vicino al fuoco». Di fatto, quanti lo han­no conosciuto hanno sperimentato la realtà che la sua presenza creava: chi stava vicino a lui si sentiva più vicino a Cristo.

Il primo maggio 1974 si era spenta serenamente la sua sposa, Mya, che egli ha continuato a ricordare con gra­titudine come l'amata compagna della sua vita, che aveva condiviso con lui le ore più tristi – le difficoltà e i pesi dell'isolamento, della persecuzio­ne politica - e quelle serene, trascor­se nella gioia degli affetti familiari. Dopo averla assistita fino alla fine, confortandola nella sofferenza col suo amore e con la sua fede, d'accordo con i propri familiari decise di tra­sferirsi a Rocca di Papa e venne ad abitare al Centro Mariapoli. Si realizzò così, negli ultimi anni, una delle sue aspirazioni più grandi: vivere da consacrato a Dio, nel foco­lare. Cos'è stato questo tempo, per lui?

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Una storia che ci sfida

Storia di Light: in uscita la prima puntata sul numero 217 di Nuova Umanità.

titolo brillante sito verticale rossoUna testimonianza della grandezza di Chiara, dell’importanza del suo disegno, del dispiegamento della sua48-3-2-07 sito opera nella storia della Chiesa e dell’umanità. Giordani con questo scritto continua la funzione che aveva cominciato a svolgere fin dai primi anni del suo inserimento nella originaria comunità strettasi attorno a Chiara: illuminare la sua figura, rivelandone la grandezza, a quel gruppo di giovanette che credevano che ciò che Chiara stava indicando loro fosse la normale vita cristiana, e non una prorompente novità che avrebbe cambiato la storia di Trento e del mondo intero. Un testo dunque prezioso, sia dal punto di vista letterario, sia da quello spirituale.

 

Centro Igino Giordani

Centro Igino Giordani

Via Frascati, 306 - 00040 Rocca di Papa (Rm) - Italia
Tel.: +390694798314 / Fax: +390694749320
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