I laici sono gli apostoli più diretti d'un compito oggi vitale per la Chiesa e per la società: se essi vivono la carità generano la pace nelle famiglie, nei partiti, negli stati, nel mondo... perché la pace si fa: si costruisce e ricostruisce attimo per attimo.

I.Giordani, inedito

Pensiero di Igino Giordani

Il nostro Giordani

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12_boselliQuella di Igino Giordani è una personalità complessa e dall'impegno vasto e multiforme. Tutti lo conosciamo come uno dei più illustri scrittori italiani e figura fra le più rilevanti del moderno pensiero cristiano a livello internazionale, apologista, patrologo di grande valore, agiografo, ecumenista, saggista di forte personalità. Egli è stato, accanto a Sturzo, uno degli iniziatori di quell'impegno dei cattolici nel politico che diede vita al Partito Popolare, subito dopo la prima guerra mondiale. Era un'esperienza nuova per i cattolici italiani dopo il tempo del 'non expedit'; ed egli vi si immerse con grande coraggio e con la chiarezza del "sì sì, no no" evangelico.

Di fronte a questa ampiezza e ricchezza d'interessi viene spontanea una domanda: quali ne sono state le radici profonde? Che cosa lo ha spinto a immettere nelle realtà sociali, politiche, culturali, di famiglia, quell'afflato spirituale e universale, che lo rendeva autentico e che traspariva dai suoi atti, e nei rapporti aperti e schietti con amici e avversari?

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Produttori di bene comune

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fvn12Scriveva Giordani in Laicato e Sacerdozio (1964): «Incapsulato nell’armamentario d’un partito, d’una classe, del fisco, dello Stato, dell’azienda, il lavoratore del braccio e del cervello si sente sempre più ghermito dall’apparato, si spersonalizza, si allinea, come dicono: e, dove si svincola rischia, come grano di sabbia, d’essere travolto nel numerico, nell’anonimia di massa, nel turbine d’una vicenda retta da gruppi di potere.» Parole che sembrano descrivere la situazione in cui ci troviamo a vivere oggi, avvolti da un senso di precarietà e di impotenza  di fronte agli eventi della natura, l’invadenza della tecnologia, la lontananza della politica dai veri interessi di chi ha più bisogno.

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Andare con i santi

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libreriaA leggere nel Diario dei primi tre anni le confessioni, gli in­terrogativi, le esortazioni a se stesso, possiamo ri­cavarne tra le molte luci interiori alcune: desiderio di avere «l’anima invasa dall’amor di Dio»; l’ansia di «umiltà e carità, servi­re tutti, sentirsi inferiore a tutti»; la volontà di «concrocifiggersi con Gesù» (1 e 2 maggio 1941). Nell’accettare delusioni e criti­che e qualche amarezza, anche familiare, mentre incalzavano i disagi e gli orrori della guerra, si poneva il problema della san­tità. Sentiva la «responsabilità di voler fare lo scrittore cristiano senza essere santo», e si incitava: «innalza gli scritti con la tua vi­ta» (stesse date), con dentro il cuore questa speranza: «parlando di religione tu puoi, forse, farti santo: perché solo co­sì quelle parole reiterate impegnano la tua anima» (12.5.1942). Era assolutamente convinto di questo: «in fine, quel che conta è una cosa sola: farsi santi» (13.5.1943); ma ben sapeva che un tale cammino «va finché tende a Dio con le forze di Dio… il grande spazio del divino solo afferrandosi a Dio si varca» (17.7.1942).

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La sua eredità

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10_focotommasoIl nostro Igino ci lascia una eredità preziosa.

Ha scritto di lui don Lorenzo Bedeschi, un sacerdote, acuto ricercatore storico: “è uno scrittore contemporaneo al futuro”.

Egli è ancora mio maestro. Con la grazia di dover seguire la sua causa di beatificazione, trovo continui insegnamenti dal suo essere un innamorato di Dio, un innamorato dell’uomo. Particolarissimo alimento spirituale mi è sempre più il suo Diario di fuoco.

Ma non solo per me egli continua a dare sostanza di pensiero e di vita. (Lo fa con tutti quelli che si accostano a qualunque sua pagina).

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Igino Giordani scrittore

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Tra gli scrittori del giovane cattolicesimo italiano, in cui i temperamenti sono assai vari, egli occupa un posto particolare. Giordani più ancora che polemista è apologista. Se combatte e se denuncia, è per affermare. Il pensiero puro lo interessa poco: ciò che lo appassiona è l’atto e particolarmente rops5l’atto di apostolato, che è maggiore. Igino Giordani esamina il cristianesimo come una vera rivoluzione che s’è prodotta, storicamente, in un dato tempo e in un dato ambiente, ma che, eternamente, si rinnova in mezzo a noi. Come c’è stato bisogno della testimonianza del sangue, quello del Golgota, e quello versato nei circhi, per impiantare la fede nuova, così occorrerà forse che i cristiani siano perseguitati e soffrano, come già avviene in alcune parti del mondo, perché la sofferenza è il loro compito, affinché il regno di Dio venga. La rivoluzione della croce è più che mai necessaria, il primo terreno sul quale occorre operarla è in noi.

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Dio amore e la famiglia

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In un suo libro, intitolato Dio, Giordani nel 1945 scriveva: «Dio è in tre persone perché è amore» e «perché è amore il Padre ha generato da sempre un Figlio e, sostanza del loro amore, è proceduto lo Spirito Santo: e nelle tre persone il circuito dell’amore è perfetto. Natura dell’amore è famiglia2effondersi».

Questa effusione dell’Amore, con l’incarnazione della seconda persona della Trinità, ha investito l’uomo che - è il pensiero di Giordani - deve subito riversarlo sul prossimo in modo che la società sia tutta rinnovata dall’amore fraterno.

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Cristiano: aggettivo o sostantivo?

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La qualifica di “teologo censore” degli scritti di Igino Giordani mi dà il privilegio di sedere in prima fila durante la cerimonia di conclusione del processo diocesano. Posso così godermi con calma il grande pannello con foto di Foco, un “Servo di Dio” a cui compete a pieno titolo l’appellativo di “cristiano”.

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Un profeta della spiritualità di comunione

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L’impegno nella Commissione teologica deputata all’esame delle opere di Giordani mi ha offerto l’opportunità di rileggere e meditare a fondo il Diario di Fuoco. Ho così potuto assistere dal vivo allo snodarsi sorprendente e affascinante del filo d’oro che attraversa la storia della sua anima. In verità – e di ciò Giordani è sempre più stupito e grato testimone – è Dio stesso che con impeto dolce ma irresistibile domina il racconto. D’altra parte Giordani è davvero un’anima-Chiesa, come amavano dire i Padri. 

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Una parte di me

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Mentre assistevo alla chiusura delle casse contenenti quella mole immensa di documenti, mi sono commosso. E con la mente ho ripercorso questi ultimi cinque anni in cui ho studiato alcuni documenti storici lasciti da Giordani; le volte che mi sono passati fra le mani, le volte che ho dovuto fermarmi nella lettura perché quanto avevo fra le mani era “troppo” prezioso e mi richiedeva silenzio e una pausa di riflessione. E la fatica a volte di dover distinguere – ammesso che sia possibile – il piano dell’anima da quello della ricerca. Mi è sembrato che in quelle casse venisse sigillata, oltre ai documenti, una parte di me: una serie di emozioni, preoccupazioni, paure, progetti, slanci dell’anima… via via affidati a Foco, che in questi ultimi cinque anni ho eletto a “protettore” speciale della mia vita, dei miei sudi, della vocazione a seguire Gesù, speriamo con la sua stessa totalitarietà.

Significato di una beatificazione in atto

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«Una pietra miliare per la Chiesa, per il Movimento dei focolari e la Diocesi di Frascati», ha definito il vescovo mons. Raffaello Martinelli il processo di beatificazione in corso di Igino Giordani, di cui si è conclusa il 27 settembre la fase diocesana. La salita agli altari di un laico in questi tempi assume anche un significato più ampio. È il segno dell'attualità del messaggio cristiano, capace di offrire alla società di oggi figure significative, testimoni in grado di indicare le strade da percorrere se si vuole ridare dignità alla persona, e consistenza al tessuto sociale logorato e sfilacciato.

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Il giovane Giordani: vivace e controcorrente

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A prima vista, chi volesse immaginare Igino Giordani scorrendone la biografia potrebbe ricorrere a diverse rappresentazioni: la disegno_01.jpgcompassata figura di parlamentare che compie discorsi importanti sulla pace nel mondo e sul disarmo totale durante la Guerra Fredda, oppure il calmo ed erudito scrittore che dalle pareti della Biblioteca Vaticana traduce, commenta e divulga i Padri della Chiesa, o ancora l’ispirato confondatore che al fianco di Chiara Lubich sostiene l’edificazione del nascente Movimento dei Focolari.
Chissà com’era da ragazzino, uno così! Forse uno scolaro deamicisiano alla Derossi?

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Foco "vede" Chiara

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La partenza per il Cielo di Chiara Lubich ha avuto echi straordinari, rimbalzando da una parte all’altra del globo, fra le reti e le principali agenzie d’informazione.

Fra gli argomenti, il profilo della santità moderna di Chiara è stato fra i più trattati. Assumendo come nostra questa immagine che ha solcato il fiume d’informazioni, amiamo oggi pensare la grande festa che Chiara e Igino stanno facendo in Cielo.

Riportiamo di seguito una poesia che Igino scrisse dopo aver conosciuto Chiara.

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FOCO: da CATERINA DA SIENA a CHIARA DI TRENTO

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Nell’ottobre 1922 il giovane Igino comincia a meditare le Lettere di Caterina da Siena: tre anni dopo, in Rivolta cattolica la descrive “magnetizzata” dalla passione per il sangue di Cristo, dei cui “riverberi avvampava” tutti quelli che accostava o a cui scriveva (p.151).

caterina.jpgAvvampato  anch’egli, si fa terziario domenicano; e più tardi ne scriverà come di “colei che prima m’incendiò dell’amore di Dio” (Diario di fuoco, 30 aprile1963).  Ne approfondisce la conoscenza meditando il Dialogo della Divina Provvidenza, ch’egli utilizza per un suo libro ricco di mistica, Il sangue di Cristo (1937); rimane affascinato dalle altezze sublimi da lei raggiunte, e ne dà questa valutazione: “è stata probabilmente la più grande donna del cristianesimo, dopo Maria”.

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Pioniere dell'ecumenismo

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A conclusione della vita terrena del nostro Igino, la dott.ssa Gabriella Fallacara, sua preziosa collaboratrice dal 1969 al 1980, nello sviluppo del dialogo tra le Chiese, ne tracciava il profilo definendolo “pioniere dell’ecumenismo”; e ricordava come in tal campo era una delle voci più autorevoli dell’Italia su piano  mondiale.

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Giordani e le beatitudini

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Qualcuno ha detto che se su tutti i punti della terra il Vangelo scomparisse, il cristiano dovrebbe essere tale che, chi lo vede vivere, potrebbe riscrivere il Vangelo.

Ebbene Giordani è stato uno di questi cristiani.  Quand’egli se ne partì da questa vita, il giorno che ci vide tutti raccolti attorno a lui per l’ultimo saluto – vennero migliaia di persone da ogni parte del mondo – nella Messa venne letta quella tipica pagina del Vangelo che sono le beatitudini. 

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Un politico "casto"

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Una risposta all’inquietante problema di una “politica casta” ce la suggerisce con gli scritti e con la vita il nostro Giordani, il quale già nel 2003 è stato così qualificato: “politico assolutamente casto, puro da ambizioni e interessi terreni”.

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