Dicono di lui

foco chiara 3Questa rubrica raccoglie una selezione tra le tante voci e testimonianze sulla figura di Igino Giordani.

Prima tra tutte quella di Chiara Lubich, che ci viene restituita attraverso l'intervista del regista Jean-Claude Darrigaud, effettuata il 23 gennaio 1981: il video è disponibile online, grazie al Centro Chiara Lubich.

In principio era il nerbo...

Giordani e il coraggio della coerenza politica

Roma, Collegio Capranica - 30 aprile, ore 16-18

 

In questo convegno ad introdurci alla figura di Igino Giordani saranno il Prof. Rocco Pezzimenti, storico del pensiero politico italiano (Università Lumsa di Roma), l'On. Rosa Russo Jervolino, che conobbe personalmente Giordani e ne frequentò le idee e le iniziative, e il Prof. Alberto Lo Presti, direttore del Centro Studi Igino Giordani.

Una serie di testimonianze autorevoli completeranno il mosaico della poliedrica figura di Giordani e apriranno il dibattito con i parlamentari convenuti.

Il nostro principale obiettivo è recuperare una cultura politica, e ridare voce alle personalità che hanno scritto le pagine più belle della nostra storia.

In un momento convulso come l'attuale, è necessario  volgerci indietro, alla storia, e sintonizzarci con testimoni come Igino Giordani (1894-1980) che hanno vissuto la politica forte di ideali, in tempi nei quali in nome della coerenza politica ci si poteva "rottamare" l'osso del collo.

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La grande guerra e la questione della pace - di Alberto Lo Presti

trincea3La lineare coerenza di Igino Giordani

La cultura della pace deve collocare la figura di Igino Giordani fra i testimoni più vivi del XX secolo. La sua azione e il suo pensiero hanno avuto modo di svolgersi in tempi difficili, impossibili per il pacifismo, come quelli della prima guerra mondiale. In quel clima, la posizione più pacifista era quella «neutralista», dettata dalla considerazione che si sarebbero ottenuti maggiori vantaggi dalla scelta di non entrare in guerra. Gli stessi partiti e movimenti d’opposizione alla guerra, come i socialisti e alcune parti del mondo cattolico, ragionavano in questo modo.

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Colloquio confidenziale con lo scrittore Igino Giordani

foto modificataRipubblichiamo una interessante intervista fatta a Igino Giordani negli anni cinquanta, apparsa sul giornale La Trebbia, diretto da Bobbio, del 5 settembre 1959. Uno spaccato della vita di Giordani e dei problemi politici e sociali di quegli anni, ma di grande attualità.

Dalla cazzuola alla penna - Cinquanta volumi più noti in Cina che in Italia - Un arguto giudizio sulle «preferenze» elettorali - Un rimedio per i «ted­dy boys» - Il nostro tempo è pieno di diavoli ma anche di santi

Igino Giordani, i cui 49 volumi di apologetica e di scienze religiose sono divulgati un po' in tutte le lingue, fino a 13 anni non maneggiò la penna, ma la cazzuola del muratore, insieme al padre, che era un operaio edile. A quell'età entrò in Seminario, dove percorse il curriculo degli studi fino alla prima liceo. Partecipò come ufficiale alla prima guerra mondiale e si guadagnò una medaglia d'argento e una frattura al femore e alla mano destra, che gli costò tre anni di ospedale e non è completamente guarita. Capo dell'Ufficio Stampa del P.P.I., scrittore insieme con De Gasperi alla Biblioteca Vati­cana, deputato in varie legislature, copre ora il ruolo di Bibliotecario di Montecitorio, dirige «Città Nuova» un periodico religioso edito a Roma in via Libia. Ha 65 anni, è padre di quattro figli e nonno di due nipotini. Alcune sue opere hanno avuto una enorme risonanza come «Segno di contraddizione», che è alla quinta edizione, «Il messaggio sociale di Gesù» 6 edizioni, a «Le Encicliche sociali dei Papi» che è diventato un testo classico della sociologia cristiana.

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Pino Quartana

pino-quartanaIl nostro Pino Quartana ci ha lasciati il 30 dicembre.

Vorremmo riservargli questo spazio in cui lui stesso ci racconta il suo rapporto con Igino Giordani e gli ultimi anni spesi a lavorare per lui:

Da un po’ di tempo ormai faccio parte del Centro Igino Giordani. Dopo tanti anni di servizio al Movimento dei Focolari - Opera di Maria, ho avuto il dono di lavorare ancora direttamente per Foco, anzi direi di lavorare con lui. Io sono l’ultimo arrivato, ma ho avuto la fortuna di una lunga frequentazione con lui fin dai primi tempi della mia entrata nel Movimento dei Focolari.

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Un alloggio per il Professore

don luigi sturzo2Venerato e caro don Luigi,
grazie del ritaglio del «New York Times» con l'annunzio del mio St. Paul e grazie dell'articolo per «Il Quotidiano»...
Noi attendiamo tutti il suo ritorno, insieme alle buone IG1946suore Canossiane: e quel che Lei mi dice, mi fa sperare che esso avverrà presto...
Mi ricordi al Signore e a rivederci a presto.
Con grande affetto, anche da parte degli amici, sono sempre il Suo dev.mo
Igino Giordani.

 

Questa lettera di Igino Giordani a Luigi Sturzo del 17 aprile 1946 è stata raccolta da Silvia Samaritani Giordani in: «Un alloggio per il Professore. Don Luigi Sturzo dalle Canossiane», che ricostruisce - con un paziente lavoro di ricerca storica, tra gli archivi dell'Istituto Sturzo, del Centro Igino Giordani e delle Canossiane - il rapporto Giordani-Sturzo, proprio a partire dal ritorno in Italia dall'esilio americano del fondatore del Partito Popolare Italiano, modello e riferimento per i cattolici italiani della prima metà del novecento.
Ne riportiamo qualche breve passaggio.

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Cinquanta anni fa, l'India

Silvia Alla fine del 1959 quattro viaggiatori sono in partenza per l’India. Del piccolo gruppo fa parte Igino Giordani che, per richiesta delle Suore Canossiane, visiterà le missioni italiane in vista del centenario del loro arrivo in oriente, Brando Giordani, inviato della Rai con l’incarico di realizzare alcuni documentari e l’operatore Franco Lazzaretti. Unica donna del gruppo, la moglie di Brando, Silvia…

Così scrive Silvia Samaritani Giordani, nell’introduzione al Diario di quel viaggio, da lei curato e poi pubblicato nel 2010, in occasione del centocinquantenario della fondazione della prima Missione delle Canossiane in Oriente. Ne abbiamo tratto qualche breve passo, per ricordare – e così rendere omaggio – alle figure di Brando Giordani e di suo padre Igino.

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Il nostro Giordani

12_boselliQuella di Igino Giordani è una personalità complessa e dall'impegno vasto e multiforme. Tutti lo conosciamo come uno dei più illustri scrittori italiani e figura fra le più rilevanti del moderno pensiero cristiano a livello internazionale, apologista, patrologo di grande valore, agiografo, ecumenista, saggista di forte personalità. Egli è stato, accanto a Sturzo, uno degli iniziatori di quell'impegno dei cattolici nel politico che diede vita al Partito Popolare, subito dopo la prima guerra mondiale. Era un'esperienza nuova per i cattolici italiani dopo il tempo del 'non expedit'; ed egli vi si immerse con grande coraggio e con la chiarezza del "sì sì, no no" evangelico.

Di fronte a questa ampiezza e ricchezza d'interessi viene spontanea una domanda: quali ne sono state le radici profonde? Che cosa lo ha spinto a immettere nelle realtà sociali, politiche, culturali, di famiglia, quell'afflato spirituale e universale, che lo rendeva autentico e che traspariva dai suoi atti, e nei rapporti aperti e schietti con amici e avversari?

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Produttori di bene comune

fvn12Scriveva Giordani in Laicato e Sacerdozio (1964): «Incapsulato nell’armamentario d’un partito, d’una classe, del fisco, dello Stato, dell’azienda, il lavoratore del braccio e del cervello si sente sempre più ghermito dall’apparato, si spersonalizza, si allinea, come dicono: e, dove si svincola rischia, come grano di sabbia, d’essere travolto nel numerico, nell’anonimia di massa, nel turbine d’una vicenda retta da gruppi di potere.» Parole che sembrano descrivere la situazione in cui ci troviamo a vivere oggi, avvolti da un senso di precarietà e di impotenza  di fronte agli eventi della natura, l’invadenza della tecnologia, la lontananza della politica dai veri interessi di chi ha più bisogno.

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Andare con i santi

libreriaA leggere nel Diario dei primi tre anni le confessioni, gli in­terrogativi, le esortazioni a se stesso, possiamo ri­cavarne tra le molte luci interiori alcune: desiderio di avere «l’anima invasa dall’amor di Dio»; l’ansia di «umiltà e carità, servi­re tutti, sentirsi inferiore a tutti»; la volontà di «concrocifiggersi con Gesù» (1 e 2 maggio 1941). Nell’accettare delusioni e criti­che e qualche amarezza, anche familiare, mentre incalzavano i disagi e gli orrori della guerra, si poneva il problema della san­tità. Sentiva la «responsabilità di voler fare lo scrittore cristiano senza essere santo», e si incitava: «innalza gli scritti con la tua vi­ta» (stesse date), con dentro il cuore questa speranza: «parlando di religione tu puoi, forse, farti santo: perché solo co­sì quelle parole reiterate impegnano la tua anima» (12.5.1942). Era assolutamente convinto di questo: «in fine, quel che conta è una cosa sola: farsi santi» (13.5.1943); ma ben sapeva che un tale cammino «va finché tende a Dio con le forze di Dio… il grande spazio del divino solo afferrandosi a Dio si varca» (17.7.1942).

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La sua eredità

10_focotommasoIl nostro Igino ci lascia una eredità preziosa.

Ha scritto di lui don Lorenzo Bedeschi, un sacerdote, acuto ricercatore storico: “è uno scrittore contemporaneo al futuro”.

Egli è ancora mio maestro. Con la grazia di dover seguire la sua causa di beatificazione, trovo continui insegnamenti dal suo essere un innamorato di Dio, un innamorato dell’uomo. Particolarissimo alimento spirituale mi è sempre più il suo Diario di fuoco.

Ma non solo per me egli continua a dare sostanza di pensiero e di vita. (Lo fa con tutti quelli che si accostano a qualunque sua pagina).

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Centro Igino Giordani

Centro Igino Giordani

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Tel.: +390694798152 / Fax: +390694749320
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