Hanno detto di lui
Questa rubrica raccoglie una selezione tra le tante voci e testimonianze sulla figura di Igino Giordani.
Prima tra tutte quella di Chiara Lubich, che ci viene restituita attraverso l'intervista del regista Jean-Claude Darrigaud, effettuata il 23 gennaio 1981: il video è disponibile online, grazie al Centro Chiara Lubich.
Pino Quartana
Il nostro Pino Quartana ci ha lasciati il 30 dicembre. Vorremmo riservargli questo spazio in cui lui stesso ci racconta il suo rapporto con Igino Giordani e gli ultimi anni spesi a lavorare per lui:
Da un po’ di tempo ormai faccio parte del Centro Igino Giordani. Dopo tanti anni di servizio al Movimento dei Focolari - Opera di Maria, ho avuto il dono di lavorare ancora direttamente per Foco, anzi direi di lavorare con lui. Io sono l’ultimo arrivato, ma ho avuto la fortuna di una lunga frequentazione con lui fin dai primi tempi della mia entrata nel Movimento dei Focolari.
Un alloggio per il Professore
Venerato e caro don Luigi,
grazie del ritaglio del «New York Times» con l'annunzio del mio St. Paul e grazie dell'articolo per «Il Quotidiano»...
Noi attendiamo tutti il suo ritorno, insieme alle buonesuore Canossiane: e quel che Lei mi dice, mi fa sperare che esso avverrà presto...
Mi ricordi al Signore e a rivederci a presto.Con grande affetto, anche da parte degli amici, sono sempre il Suo dev.mo
Igino Giordani.
Questa lettera di Igino Giordani a Luigi Sturzo del 17 aprile 1946 è stata raccolta da Silvia Samaritani Giordani in: «Un alloggio per il Professore. Don Luigi Sturzo dalle Canossiane», che ricostruisce - con un paziente lavoro di ricerca storica, tra gli archivi dell'Istituto Sturzo, del Centro Igino Giordani e delle Canossiane - il rapporto Giordani-Sturzo, proprio a partire dal ritorno in Italia dall'esilio americano del fondatore del Partito Popolare Italiano, modello e riferimento per i cattolici italiani della prima metà del novecento.
Ne riportiamo qualche breve passaggio.
Cinquanta anni fa, l'India
Alla fine del 1959 quattro viaggiatori sono in partenza per l’India. Del piccolo gruppo fa parte Igino Giordani che, per richiesta delle Suore Canossiane, visiterà le missioni italiane in vista del centenario del loro arrivo in oriente, Brando Giordani, inviato della Rai con l’incarico di realizzare alcuni documentari e l’operatore Franco Lazzaretti. Unica donna del gruppo, la moglie di Brando, Silvia…
Così scrive Silvia Samaritani Giordani, nell’introduzione al Diario di quel viaggio, da lei curato e poi pubblicato nel 2010, in occasione del centocinquantenario della fondazione della prima Missione delle Canossiane in Oriente. Ne abbiamo tratto qualche breve passo, per ricordare – e così rendere omaggio – alle figure di Brando Giordani e di suo padre Igino.
Il nostro Giordani
Quella di Igino Giordani è una personalità complessa e dall'impegno vasto e multiforme. Tutti lo conosciamo come uno dei più illustri scrittori italiani e figura fra le più rilevanti del moderno pensiero cristiano a livello internazionale, apologista, patrologo di grande valore, agiografo, ecumenista, saggista di forte personalità. Egli è stato, accanto a Sturzo, uno degli iniziatori di quell'impegno dei cattolici nel politico che diede vita al Partito Popolare, subito dopo la prima guerra mondiale. Era un'esperienza nuova per i cattolici italiani dopo il tempo del 'non expedit'; ed egli vi si immerse con grande coraggio e con la chiarezza del "sì sì, no no" evangelico.
Di fronte a questa ampiezza e ricchezza d'interessi viene spontanea una domanda: quali ne sono state le radici profonde? Che cosa lo ha spinto a immettere nelle realtà sociali, politiche, culturali, di famiglia, quell'afflato spirituale e universale, che lo rendeva autentico e che traspariva dai suoi atti, e nei rapporti aperti e schietti con amici e avversari?
Produttori di bene comune
Scriveva Giordani in Laicato e Sacerdozio (1964): «Incapsulato nell’armamentario d’un partito, d’una classe, del fisco, dello Stato, dell’azienda, il lavoratore del braccio e del cervello si sente sempre più ghermito dall’apparato, si spersonalizza, si allinea, come dicono: e, dove si svincola rischia, come grano di sabbia, d’essere travolto nel numerico, nell’anonimia di massa, nel turbine d’una vicenda retta da gruppi di potere.» Parole che sembrano descrivere la situazione in cui ci troviamo a vivere oggi, avvolti da un senso di precarietà e di impotenza di fronte agli eventi della natura, l’invadenza della tecnologia, la lontananza della politica dai veri interessi di chi ha più bisogno.
Andare con i santi
A leggere nel Diario dei primi tre anni le confessioni, gli interrogativi, le esortazioni a se stesso, possiamo ricavarne tra le molte luci interiori alcune: desiderio di avere «l’anima invasa dall’amor di Dio»; l’ansia di «umiltà e carità, servire tutti, sentirsi inferiore a tutti»; la volontà di «concrocifiggersi con Gesù» (1 e 2 maggio 1941). Nell’accettare delusioni e critiche e qualche amarezza, anche familiare, mentre incalzavano i disagi e gli orrori della guerra, si poneva il problema della santità. Sentiva la «responsabilità di voler fare lo scrittore cristiano senza essere santo», e si incitava: «innalza gli scritti con la tua vita» (stesse date), con dentro il cuore questa speranza: «parlando di religione tu puoi, forse, farti santo: perché solo così quelle parole reiterate impegnano la tua anima» (12.5.1942). Era assolutamente convinto di questo: «in fine, quel che conta è una cosa sola: farsi santi» (13.5.1943); ma ben sapeva che un tale cammino «va finché tende a Dio con le forze di Dio… il grande spazio del divino solo afferrandosi a Dio si varca» (17.7.1942).
La sua eredità
Il nostro Igino ci lascia una eredità preziosa.
Ha scritto di lui don Lorenzo Bedeschi, un sacerdote, acuto ricercatore storico: “è uno scrittore contemporaneo al futuro”.
Egli è ancora mio maestro. Con la grazia di dover seguire la sua causa di beatificazione, trovo continui insegnamenti dal suo essere un innamorato di Dio, un innamorato dell’uomo. Particolarissimo alimento spirituale mi è sempre più il suo Diario di fuoco.
Ma non solo per me egli continua a dare sostanza di pensiero e di vita. (Lo fa con tutti quelli che si accostano a qualunque sua pagina).
Igino Giordani scrittore
Tra gli scrittori del giovane cattolicesimo italiano, in cui i temperamenti sono assai vari, egli occupa un posto particolare. Giordani più ancora che polemista è apologista. Se combatte e se denuncia, è per affermare. Il pensiero puro lo interessa poco: ciò che lo appassiona è l’atto e particolarmente
l’atto di apostolato, che è maggiore. Igino Giordani esamina il cristianesimo come una vera rivoluzione che s’è prodotta, storicamente, in un dato tempo e in un dato ambiente, ma che, eternamente, si rinnova in mezzo a noi. Come c’è stato bisogno della testimonianza del sangue, quello del Golgota, e quello versato nei circhi, per impiantare la fede nuova, così occorrerà forse che i cristiani siano perseguitati e soffrano, come già avviene in alcune parti del mondo, perché la sofferenza è il loro compito, affinché il regno di Dio venga. La rivoluzione della croce è più che mai necessaria, il primo terreno sul quale occorre operarla è in noi.
Giordani per Umanità Nuova
Pino Quartana è responsabile del Movimento Umanità Nuova, che esprime l’Ideale dei Focolari nelle sue dimensioni sociali. In questa breve intervista sottolinea come Igino Giordani abbia ispirato con la sua vita e la sua missione quel nascente movimento e come in lui possano riconoscersi i principi ispiratori dei dialoghi che i Focolari stanno intrattenendo oggi con alcuni aspetti della cultura contemporanea, dialoghi che Chiara Lubich ha definito "inondazioni".
Definire Umanità Nuova è definire il disegno di Dio su Foco; questo Chiara ce lo ha ripetuto in diverse occasioni. Anche ultimamente, nel 2002, ha ribadito che fu l’incontro con Foco ad aprire il carisma dell’Unità al sociale:
Dio amore e la famiglia
In un suo libro, intitolato Dio, Giordani nel 1945 scriveva: «Dio è in tre persone perché è amore» e «perché è amore il Padre ha generato da sempre un Figlio e, sostanza del loro amore, è proceduto lo Spirito Santo: e nelle tre persone il circuito dell’amore è perfetto. Natura dell’amore è
effondersi».
Questa effusione dell’Amore, con l’incarnazione della seconda persona della Trinità, ha investito l’uomo che - è il pensiero di Giordani - deve subito riversarlo sul prossimo in modo che la società sia tutta rinnovata dall’amore fraterno.
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Venerato e caro don Luigi,
suore Canossiane: e quel che Lei mi dice, mi fa sperare che esso avverrà presto...
Alla fine del 1959 quattro viaggiatori sono in partenza per l’India. Del piccolo gruppo fa parte Igino Giordani che, per richiesta delle Suore Canossiane, visiterà le missioni italiane in vista del centenario del loro arrivo in oriente, Brando Giordani, inviato della Rai con l’incarico di realizzare alcuni documentari e l’operatore Franco Lazzaretti. Unica donna del gruppo, la moglie di Brando, Silvia…