Dicono di lui

Nell’ottobre 1922 il giovane Igino comincia a meditare le Lettere di Caterina da Siena: tre anni dopo, in Rivolta cattolica la descrive “magnetizzata” dalla passione per il sangue di Cristo, dei cui “riverberi avvampava” tutti quelli che accostava o a cui scriveva (p.151).

caterina.jpgAvvampato  anch’egli, si fa terziario domenicano; e più tardi ne scriverà come di “colei che prima m’incendiò dell’amore di Dio” (Diario di fuoco, 30 aprile1963).  Ne approfondisce la conoscenza meditando il Dialogo della Divina Provvidenza, ch’egli utilizza per un suo libro ricco di mistica, Il sangue di Cristo (1937); rimane affascinato dalle altezze sublimi da lei raggiunte, e ne dà questa valutazione: “è stata probabilmente la più grande donna del cristianesimo, dopo Maria”.

Nell’anima di Igino va crescendo il rimpianto di non essere nato nella stessa epoca di Caterina: sarebbe stato il più ardente dei caterinati. La pensa di continuo e le dedica un articolo che rispecchia una sua idea  (esposta nel 1933 in Segno di contraddizione): la vera storia del cristianesimo è la storia dei suoi santi.

Così, su «Fides» n.6 del 1940, pubblica "La Vergine e l’Agnello svenato", articolo in cui, con più preciso intento storico, colloca la vergine senese in una sequenza di donne dell’Antico e Nuovo Testamento: le une come “prefigurazioni di Maria”, le altre – Agnese, Caterina, Teresa , Gemma (la  passionista stigmatizzata) – come “ricordanze vive di Maria e suoi riflessi”. Ma di queste chi “ravvivò la verginità materna della Madre di Dio fu santa Caterina…. che si può chiamare altera Maria, una seconda Maria”. E continua:

"Caterina sta, sinora, come la più alta, pura, potente rappresentazione vicaria di Maria… Veramente, Caterina è, dopo Maria, la più grande donna dell’umanità".

Come vediamo, l’orizzonte s’è ampliato: dal cristianesimo all’intera umanità.

chiara-lubich-2.jpgOtto anni dopo tale articolo, Igino s’incontra con Chiara, che a Montecitorio gli espone il nuovo Ideale; ad ascoltarla, la sente ispirata dallo Spirito Santo, e nel meditare l’articolo che le ha chiesto – "La comunità cristiana" («Fides», ottobre 1948)  – scorge in lei la vocazione di Chiara d’Assisi. Quando, per capire meglio, si reca a Trento, e vede con gli occhi e con l’anima la comunità che vive attorno a questa Chiara, scopre in lei ancora di più: un’altra Caterina da Siena. E quell’ardito, altissimo accostamento celestiale – un’altra Maria… forse la più grande, dopo Maria – che con lunghi studi e riflessioni aveva maturato per la vergine senese, ora lo “sente” per la vergine trentina.

Profondo nel suo animo fiorisce il desiderio di legarsi a lei come facevano i caterinati del Trecento; e a metà luglio del 1949 incontra Chiara in un paesino  delle Dolomiti e le chiede di poter fare il voto di obbedienza a lei, per santificarsi insieme. Chiara, in risposta, gli propone un patto animato da Gesù Eucaristia “sul nulla” di ognuno di loro due. Igino, pronto, aderisce. E la mattina del 16 luglio, dopo la messa, in Chiara esplode una luce divina, che la fa entrare nel seno del Padre.

La realtà del patto, esteso a tutte le compagne di Chiara lì presenti, produrrà una catena aurea di illuminazioni sulla natura del carisma e dell’Opera.

Igino parte lo stesso giorno per Friburgo, ove tiene un corso di lezioni a  sacerdoti di tutta Europa; da lì, il 20 luglio scrive una lettera a persona di fiducia e vi trabocca l’incanto per l’avventura divina da cui è inondato:

“Chiara ha raggiunto vette ed ha avuto illuminazioni così profonde che la mia commozione resta vibrante: difficile era seguirla nella sua ascesa arcangelica. Uno spirito così unito a Dio non c’è forse mai stato, dopo la Vergine… Sorella mia, io vivo in una sorta di estasi. L’unità ha inserito nel mio spirito un amore nuovo per il Padre nei cieli, col bisogno di una vita unitiva costante, per cui mi pare di passare sulle vie della terra come sognando. Il corpo è qui, il cuore è altrove”.

Alla luce di questa valutazione sull’unione con Dio ch’egli ha constatato in Chiara, quel “sinora” inserito nell’articolo del 1940 per Caterina, ci appare un punto nel tempo proprio ispirato dallo Spirito Santo. Ora la creatura che, secondo Igino, “forse” più s’avvicina alla Vergine Madre di Dio, è Chiara.

Al nostro Igino, tutto infiammato dal nuovo Ideale, Chiara attribuisce un nome nuovo: Foco.

E Foco è un “uomo nuovo”, rinnovato nello spirito e in tutto il suo agire culturale, sociale, ecclesiale. Il “nuovo” Giordani testimonia la fede e l’amore alla Chiesa non più solitario com’era prima, ma inserito in una specifica porzione di “corpo mistico”. Chiamato  da Chiara a vivere la verginità spirituale, apre la strada ad una schiera di coniugati  focolarini in tutto il mondo. È per lei punto di riferimento per l’apertura dell’Ideale all’umanità intera, e collaboratore per la fondazione di movimenti  per le “Famiglie Nuove” e per la rianimazione evangelica dei vari ambiti del sociale. Chiara gli affida il “Centro Uno” per un nuovo ecumenismo in dialogo di vita fra tutti i cristiani.

Negli ultimi anni  con la sua solida base  di ecclesiologia patristica, con le esperienze del Movimento e col nuovo spirito comunicatogli da Chiara, pubblica libri che precorrono e poi affiancano e diffondono tante novità del Vaticano II. È di sostegno alla persona di Chiara (lo dice lei stessa) in momenti difficili dello sviluppo dell’Opera. Per le lettere con cui lei gli comunicava le luci del ‘49, Foco rimane strumento vivo della caratteristica teologia di Chiara.

Per tutte queste ed altre presenze, sempre molto discrete, ma attive e ricche di frutti, Chiara lo considera confondatore dell’Opera di Maria.


Tommaso Sorgi

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