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Quando l'azzardo uccide

 Pubblichiamo volentieri l'esperienza di Stefania Lupetti, imprenditrice EdC della Casa Vacanze "Alma Pace" di Antignano (LI) con N., una vita distrutta dall'azzardo.

di Stefania Lupetti

Stefania Lupetti ridAlcuni giorni fa sono andata a trovare in una casa famiglia del Nord Italia, N., un uomo oramai in fin di vita che 13 anni fa era approdato alla Caritas di Pisa. Disperato e depresso, la moglie lo aveva buttato fuori di casa diffidandolo anche di vedere la figlia: un comportamento comprensibile, visto che N. viveva una vita un po' libertina e giocava fino a finire spesso il suo stipendio!

N. era un uomo intelligente che aveva studiato filosofia nel suo Paese arabo dal quale era fuggito per non fare il servizio militare: uno scandalo visto che il padre era un ufficiale. La Caritas locale,  visto che stavo per cominciare un’esperienza imprenditoriale orientata all’inserimento di persone svantaggiate, sulla base dei principi dell’Economia di Comunione*, mi ha chiesto di aiutarlo a trovare un lavoro e possibilmente un alloggio. 

Dopo una lunga valutazione, in cooperativa abbiamo deciso di assumerlo.
N. non era proprio un gran lavoratore, ma a poco a poco ha imparato a occuparsi delle manutenzioni, a fare il cameriere, a curare il giardino. Dopo lunghi incoraggiamenti a costruirsi una rete sociale -cercavamo di aiutarlo ad avere altre amicizie oltre a quelle dei colleghi di lavoro- si comprò una piccola auto e diventò socio della cooperativa. Purtroppo il vizio del gioco non lo perdeva anche perché spesso vinceva piccole somme: i suoi stipendi finivano in bocca alle slot machines, nei gratta e vinci, ma nonostante questo voleva convincerci che non era dipendente dal gioco e rifiutava di farsi seguire da un Centro per la dipendenza.

La sua sete di libertà e l’irrequietezza ad un certo punto presero il sopravvento e incoraggiato da un’ “amica", dopo 10 anni si licenziò e cercò di ottenere altri soldi dalla cooperativa: soldi che poi consumò in pochissimi giorni con un pacco di gratta e vinci sotto il braccio e di fronte alle slot machines.

Successivamente N. ha vissuto per strada cercando di raccattare quanto gli serviva anche per giocare e passando da un dormitorio all’altro…fino a far perdere le sue tracce. Alma Pace rid
In questi 4 anni noi della cooperativa ci siamo spesso interrogati su quale fosse la sua sorte....era vivo? Era morto per strada e solo? Non sapevamo se dire per lui un’Ave Maria o un Eterno riposo.... ci siamo chiesti se avessimo sbagliato qualcosa, forse non lo avevamo capito…

Finché, pochi giorni fa, l’ "amica" ci ha chiamato per dire che N. era moribondo in una Casa Famiglia della Caritas del Nord Italia....Pur addolorati della situazione di salute eravamo tutti un po’ sollevati perché N. non era solo... Era la festa della Madonna di Montenero....a Lei lo abbiamo affidato. A nome dei colleghi sono andata a trovarlo. L’ho  incontrato, ormai un Ecce Homo, comprendeva ma non poteva parlare... Un' ora sacra, forte. Gli ho raccontato del lavoro della cooperativa, dei colleghi; l’ho ringraziato per quello che in quei 10 anni ha dato a me e a tutti noi, ma anche ho chiesto il suo perdono a nome di tutti. Poi l’ho salutato e l'ho affidato alla Madonna.

Cosa ci ha lasciato il nostro amico? La voglia di combattere il gioco d’azzardo e le maledette slot machine che gli  hanno tolto la dignità, la famiglia, gli affetti. Non smettiamo questa battaglia anche in nome di N.. Non entriamo in un bar con le slot, nemmeno compriamoci un caffè o un pacchetto di caramelle...

* All'interno della cooperativa che gestisce la Casa per ferie "Villa Alma Pace" ndr

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